domenica, aprile 26

Lo stampo "Versilia" e la storia di una ciambella domenicale


Della mia infanza è rimasto il dolce ricordo della mia mamma che, alla domenica mattina e alla buonora, si prodigava in cucina per il pranzo domenicale. Per tutta la settimana erano pasti consumati in fretta tra il lavoro, la scuola e gli impegni di tutti, ma la domenica non era domenica senza qualche cosa di speciale. E allora eccola nei miei ricordi che prepara lasagne sugose o tortelli con ricotta e spinaci oppure, a volte, quelle che lei chimava mezze maniche ripiene. Era una pasta tipo chifferi che veniva riempita con il ripieno degli anolini. Un buon ripieno a base di stracotto di manzo, parmigiano e uova.

E poi non potevano mancare i lessi, e in quel caso erano d'obbligo le passatelle, oppure la faraona o l'anatra arrosto. Ad ogni modo, il menù si completava invariabilmente con una bella ciambella. Alta soffice e con sopra una bella crosticina di zucchero.
Non che la mia mamma fosse una cuoca eccelsa, anzi, diciamo che le mancava quella fantasia che rende la cucina varia e interessante, ma dato che sono i sapori della mia infanzia...patetico? No non credo, buoni o cattivi i piatti delle nostre mamme, nonne o zie sono un bellissimo ricordo del gusto e dell'olfatto, ancor prima che visivo.

Tutto questo antefatto, per raccontare di una mia recente scoperta, anzi riscoperta! L'altro ieri a casa del mio papà ( la mamma è mancata ormai da qualche anno, purtroppo) aprendo un mobile del soggiorno, ho trovato uno stampo da ciambella che era proprio quello, quello che la mamma utilizzava tutte le domeniche, ogni domenica della mia infanzia. E' uno di quelli stampi in alluminio con il coperchio che ha la funzione di renderlo un fornetto. Si posa direttamente sulla fiamma del fornello con dentro l'impasto, si coperchia e...ne esce una ciambella bella alta e che sprigiona un delizioso profumo per tutta la casa. Ecco il mio ricordo olfattivo!
Appena aprivo gli occhi, mi arrivava un delizioso odorino di ciambella che arrivava dalla cucina ed era il segnale inequivocabile che era domenica e che avrei avuto la mia mamma tutto il giorno per me. Ritrovare questo stampo è stata un emozione davvero forte, e l'idea di perpetuare la tradizione, davvero irresistibile. Fino a stamane, non sapevo nemmeno che si chiamasse stampo "Versilia", ma cercando una ricetta in rete che mi desse qualche dritta su come utilizzarlo, mi sono imbattuta in ricette che così lo denominavano. Generalmente sono un'acuta osservatrice, ma mi era sfuggita decisamente la scritta incisa sul coperchio di alluminio: Oreste Pardini spa - Forno brevettato VERSILIA. Il primo tentativo diciamo che lo possiamo definire un test, più che altro perchè l'intensità della fiamma e i tempi di cottura sono decisamente da calibrare, ma il risultato non è stato per niente deludente. La mia ciambella è quella classica marmorizzata, ma ricordo che la mamma ne faceva una con lo yogurt alla banana e pezzetti di pera, oppure con una banana schiacciata nell'impasto. Beh, ora devo solo trovare la mia ciambella ideale e sfornarne una ogni domenica mattina per l'eternità. Grazie mamma!



  • 200 g di zucchero
  • 3 uova
  • 100 g di burro, fuso
  • 400 g di farina
  • 1 bicchiere di latte tiepido
  • la buccia di un limone gratuggiata
  • poca essenza di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • 15 g di cremor tartaro
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
Sbattete in una ciotola le uova con lo zucchero, il pizzico di sale, l'essenza di vaniglia e la buccia di limone. Unite metà della farina setacciata con il lievito, ed iniziate ad incorporarla con la frusta, se ispessisce troppo, aggiungete poco latte. Procedete con qualche cucchiaio di faria alternata al latte, per ultimo aggiungete il burro disciolto e freddo. Mescolate bene l'impasto, che deve essere fluido e scendere a nastro. Dividetelo in due ciotole e in una aggiungete un cucchiaio di cacao amaro. Mescolate bene e, dopo avere imburrato e infarinato il fornetto "Versilia", versate il composto alternando quello al cacao a quello senza.

Coperchiate e ponete lo stampo sul fuoco più basso con lo spargifiamma. Lasciatelo al massimo per 5 min. quindi abbassate al minimo e lasciate cuocere per circa 30/40 min. senza scoprire. A questo punto, non dovrebbe succedere niente se sollevate il coperchio per verificarne la cottura, lasciate altri 15 minuti sempre a fuoco bassissimo.

Come per tutti i dolci da forno, vale la regola dello stecchino. Io devo dire che in corso d'opera ho aggiustato il tiro alcune volte e la cottura è stata leggermente più lunga perchè temendo che bruciasse, ad un certo punto o frapposto tra il fuoco e lo stampo una piastra di ghisa.

Penso che tra i tanti che seguono il mio blog ci siano atrettanti felici possessori di attrezzi da cucina ereditati e che hanno, per ogniuno di loro, un significato speciale. La gioia immensa di poterli utilizzare ancora li rende preziosi e insostituibili.

mercoledì, aprile 22

Al via la "due giorni" del Gutturnio Festival

Molti lamentano il fatto che non mi interesso di vino, ed è davvero una mia mancanza! La buona cucina, si sà, trova in un buon bicchiere di vino un accompagnamento ideale. Mi piacerebbe davvero molto imparare ad abbinare i vini ai miei piatti, ma per ora vado sul sicuro solamente con un ottimo Gutturnio che, senza alcun dubbio, si abbina a meraviglia con i piatti della cucina tradizionale piacentina. Se siete dalla parti di Piacenza e non disdegnate una bella manifestazione enologica, potete raggiungerci a Carpaneto Piacentino, ridente località ai piedi dei colli Piacentini. Anche quest’anno i nostri vini saranno protagonisti di due giornate dedicate a degustazioni, abbinamenti enogastronomici, approfondimenti ed incontri diretti fra produttori vitivinicoli, cantine e migliaia di appassionati, attirati da un territorio unico, caratterizzato dal connubio fra enologia, gastronomia e cultura.

Parteciperanno quasi 40 Cantine che producono e commercializzano il Gutturnio e gli altri Vini Piacentini. Questa quarta edizione del GUT Festival è dedicata al Gutturnio Frizzante. Le due giornate saranno organizzate con degustazioni libere e guidate; tavole di assaggio e abbinamento consentiranno ai visitatori, non solo di apprezzare il Gutturnio Frizzante e gli altri Vini Doc Piacentini, ma anche di conoscerne la storia e scoprire gli accostamenti migliori. Produttori e i Sommelier illustreranno le caratteristiche organolettiche e sensoriali, e accompagneranno i vini con alcuni prodotti piacentini tipici famosi in tutto il mondo (i tre salumi Dop - coppa, pancetta e salame - e alcuni formaggi locali, fra cui il Grana Padano prodotto nel Piacentino), con piatti della tradizione preparati da Chef rinomati e dagli allievi della Scuola Alberghiera.

Ciascun visitatore potrà costruire liberamente il proprio percorso di degustazione libera, incontrando direttamente i Produttori e le Cantine che aderiscono alla manifestazione e seguendo, oltre che la propria curiosità, i suggerimenti e i consigli dei Sommelier AIS e Fisar.
Le degustazioni libere si terranno nel cortile del Palazzo Comunale il 25 aprile dalle 15 alle 22 e il 26 aprile dalle 10 alle 22.

Per conoscere meglio il Gutturnio Frizzante, le sue inaspettate potenzialità e i migliori abbinamenti enogastronomici, nei pomeriggi del 25 e del 26 aprile presso il piano superiore del Palazzo Comunale, si svolgeranno diverse degustazioni guidate dai sommelier.


Tra le novità di quest’anno un Happy Hour dedicato ai fruitori più giovani: sulla scia del successo dello scorso anno entrambe le serate della manifestazione sono dedicate all’incontro e alla conoscenza con le nuove generazioni, invitate ad avvicinarsi al Gutturnio Frizzante e agli altri Vini Piacentini per scoprirne le caratteristiche, la piacevolezza, la versatilità e, aspetto non secondario, per comprendere come consumarli responsabilmente, affinché il buon bere sia davvero ed esclusivamente uno dei piaceri del palato e della vita, oltre che una parte importante della nostra alimentazione.

La Commissione selezionatrice, altamente qualificata - che conferisce anche quest'anno un Premio di Qualità ai migliori Gutturnio Frizzante -, consiglia di sfruttare la possibilità di assaggiare, ad un prezzo concordato (25 Euro) e per tutta la durata del Festival, in molti ristoranti selezionati, i piatti della tradizione piacentina attraverso un’iniziativa denominata Tavola Piacentina.

E’ possibile prenotare la partecipazione alle degustazioni guidate, oltre che in loco, scrivendo a: info@gutturniofestival.it



Nella deliziosa cornice del Palazzo Comunale di Carpaneto Piacentino si svolgerà anche un esposizione d'arte e la cara amica Maurizia esporrà i suoi "vinarelli".

lunedì, aprile 6

Risotto con crema di melanzane e lattuga


Solito risottino della domenica. Questa volta sentivo il bisogno di renderlo più primaverile, finalmente riappare il sole dopo questo lunghissimo inverno e i preparativi per il pranzo pasquale si fanno impellenti. A proposito, cosa portate in tavola per Pasqua? Io ho un bel coniglio, davvero nostrano, che aspetta lì bello congelato, di essere messo in casseruola. Si accettano di buon grado idee golose.

Ma torniamo al nostro risotto. Il brodo di carne è pronto ( per quanto molti consiglino,
per i risotti con verdure, il brodo vegetale non riesco proprio a capirne il motivo... si rischia di trasformarlo in un minestrone ristretto ) e poi ho trovato una ricetta niente male su quella bella enciclopedia della "Cucina Italiana" e con le ovvie modifiche (come sempre) ecco un delizioso piatto per la collezione primavera/estate 2009.

per 4 persone
  • 1 litro e 1/2 di brodo di carne (magari di pollo che resta più delicato) o vegetale se preferite
  • 1 melanzana
  • olio evo
  • origano
  • uno scalogno
  • 350 g di riso roma
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • qualche foglia di tenera lattuga
  • 70 g di crescenza allo yogurt
Lavate e tagliate a dadini la melanzana con tutta la buccia. Mettetela in uno scolapasta, cospargetela di sale e lasciatela spurgare 1 ora. Mettete qualche cucchiaio d'olio evo in una padellina, strizzate i tocchetti di melanzana e fatela stufare a fuoco dolce, regolate di sale e cospargete con un generoso pizzico di origano. Lasciate intiepidire e frullatene i 3/4. Riscaldate il brodo e mantenetelo caldo a fuoco bassissimo.

Ponete nella casseruola o risottiera, qualche cucchiaio d'olio evo e lo scalogno affettato finemente, lasciate appassire a fuoco dolce e aggiungete il riso. Tostate il riso rimescolando perchè si impregni del condimento, sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. Aggiungete il brodo caldo fino a coprire il riso, mescolate e coperchiate. Lasciate cuocere a fuoco basso aggiungendo, man mano che asciuga, il brodo caldo. Preparate la lattuga e tagliatela a listarelle.

5 minuti prima di spegnere, aggiungete la melanzana frullata e la crescenza. Regolate di sale. Spegnente ed aggiungete la lattuga, mescolate, e se serve, aggiungete ancora un goccino di brodo. Coperchiate un minuto. Servite il risotto nel piatto accompagnandolo con la dadolata di melanzane tenuta a parte.