Pisari e fasö


Ovvero: la cucina macrobiotica secondo i nostri nonni.

La necessità (poca carne sulle tavole e pane vecchio da riutilizzare) ha portato, nella tradizione delle valli piacentine, alla creazione di questo piatto. E' per eccellenza, un piatto della cucina povera; quella che portava a riutilizzare ogni avanzo. Le mie conoscenze sulla gastronomia popolare è abbastanza ampia, ma non ho mai trovato un piatto che assomigli ai Pisarèi e fasò in altre regioni o anche nella stessa Emilia. 

Per la pasta:
  • farina 250 g
  • pane vecchio gratuggiato fine 250 g
  • sale
  • acqua bollente qb
Per il sugo:
  • burro una noce
  • olio 2 cucchiai
  • cipolla 1 piccola
  • fagioli nostrani o borlotti secchi 300 g
  • pancetta tesa in un solo pezzo 100 g
  • 2 cucchiai di concentrato di pomodoro
  • sale
  • pepe
  • formaggio grana
La sera precedente mettete a bagno i fagioli in abbondante acqua e lasciateli così tutta la notte. Si possono usare anche quelli surgelati o quando è stagione quelli freschi, ma il risultato migliore, secondo me, si ottiene con quelli secchi.

Al mattino mettete in un tegame, possibilmente di coccio, l'olio, il burro, la pancetta e la cipolla tritata. Lasciate rosolare lentamente e quindi aggiungete i fagioli scolati. Lasciateli insaporire un minuto e quindi aggiungete il concentrato di pomodoro e tanta acqua quanto basta a coprire bene tutti i fagioli. Ora con tanta pazienza e su fuoco bassissimo, così i fagioli non si sfaldano, lasciateli cuocere per almeno 2/3 ore e fino a che il sugo sarà un po' ristretto (non troppo) e i fagioli belli teneri. Il sale aggiungetelo solo in ultimo, nella cottura indurirebbe i fagioli. Se piace, mettete un po' di pepe.

Mentre il sugo cuoce, impastate i Pisarèi. Con la farina fate una fontana sulla tavola, al centro mettete il pane grattugiato e il sale. Bagnare il pane con tanta acqua bollente quanto basta ad inzupparlo bene. Quando il calore lo permette, iniziare a impastare unendo la farina dai lati. Se occorre, aggiungete un po' d'acqua per volta fino a raggiungere un impasto abbastanza morbido, ma non appiccicoso. 

Impastate bene e formate un grosso cilindro che metterete sotto un tovagliolo. Dall'impasto tagliate una fettina per volta e assottigliatela con il palmo delle mani fino a darle forma di una biscetta dal diametro di una matita circa. Da questi lunghi e sottili cilindri, staccate dei pezzetti, che schiacciati leggermente con il pollice prenderanno la forma di un piccolissimo gnocco o meglio di un cavatello. Le dimensioni dovranno essere quella di un piccolo fagiolo . Procedete così fino ad esaurimento dell'impasto. Lasciateli riposare sulla tavola dopo averli leggermente cosparsi di farina.


Quando il sugo è pronto, lessate i Pisarei in abbondante acqua salata e quando verranno a galla lasciateli ancora qualche minuto e poi scolateli (non troppo). Versate il sugo in un tegame ampio e mettetelo sul fuoco, aggiungete i pisarèi (se fossero troppo asciutti potete aggiungere un pò di acqua di cottura), il grana grattugiato e mantecate. Dovranno risultare un po' "basotti" o per meglio dire; come un risotto all'"onda".

Questo piatto partecipa al calendario del cibo italiano organizzato dall'AIFB Associazione Italiana Food Blogger. Questa iniziativa, è volta a sostenere e promuovere il cibo italiano e i suoi ingredienti.

Inoltre, voglio ringraziare Elena Broglia ambasciatrice della giornata dedicata ai Pisarèi e fasò per il Calendario del cibo italiano - Italian Food Calendar

Commenti

Sara B ha detto…
Ciao Gloria, che bello rileggerti e vederti partecipare a questa iniziativa! Sono molto affezionata a questo piatto perché mi ricorda un bel pranzo tra amici di tanti anni fa in una osteria meravigliosa di Chero, piccola frazione nelle campagne piacentine... Hai ragione sui pisarei: sono un piatto unico nel loro genere benché siano fatti con ingredienti comuni e dunque facilmente replicabili anche altrove. Grazie di cuore per aver partecipato al Calendario con questo bellissimo post: ti aspettiamo ancora mi raccomando! :*
elena ha detto…
Verissimo, è proprio un piatto macrobiotico della tradizione, che bella la partecipazione in massa delle piacentine, siamo riuscite a promuovere al meglio il piatto più conosciuto della nostra gastronomia!
Daniela ha detto…
Un grande piatto :)
Condivido il pensiero di Elena: siamo state grandi!
Buon fine settimana
Gloricetta ha detto…
Ciao @Sara, che bello ritrovarti ancora dopo tanto tempo! Spero che questa iniziativa di creare una rete di foodblogger piacentine mi porti a postare in modo più assiduo!

@Elena, sono davvero felice di vedere tutto questo entusiasmo e passione condivisa! L'amore per la cucina è un bellissimo modo per trasferire i valori della nostra tradizione. Grazie di averci coinvolte in questa iniziativa.

Cara @Daniela, spero che questo gruppo sia solo l'inizio di una bella amicizia!
Blogger ha detto…
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Anonimo ha detto…
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